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Pegaso

Giardino di Boboli

Autore: Aristodemo Costoli
Tipologia: statua

Descrizione

Pegaso è una figura della mitologia greca. È il più famoso dei cavalli alati. Secondo il mito, nacque dal terreno bagnato dal sangue versato quando Perseo tagliò il collo di Medusa. Animale selvaggio e libero, Pegaso viene inizialmente utilizzato da Zeus per trasportare le folgori fino all'Olimpo. Grazie alle briglie avute in dono da Atena, viene successivamente addomesticato da Bellerofonte, che se ne serve come cavalcatura per uccidere la Chimera. Terminate le sue imprese, Pegaso prende il volo verso la parte più alta del cielo e si trasforma in una nube di stelle scintillanti che hanno formato una costellazione, tuttora chiamata Pegaso. Il Pegaso di Boboli è stato realizzato da Aristodemo Costoli tra il 1827 e il 1851, ed era destinato originariamente al Parco delle Cascine. Non si hanno notizie certe sulla conclusione dei lavori del cavallo alato, ma da una lettera del presidente dell'Accademia di Belle arti, datata 1851, sappiamo che la scultura di Pegaso superò le aspettative quindi parve conveniente darle una più consona sistemazione rispetto all'originario Parco delle Cascine. La scultura sistemata nel Prato della Meridiana nel Giardino di Boboli. Bisognerà aspettare il 1854 affinché venne approvata la costruzione del basamento per la scultura. Nella settimana dal 16 al 21 di ottobre venne rimossa la statua di Giunone che era di fronte il piazzale della Meridiana per lasciare posto alla statua di Pegaso, e fu trasportata con il suo basamento nell'Anfiteatro. Nel Novecento il Pegaso è stato usato ripetutamente come macchina mobile di scena per le regie teatrali del Maggio Musicale Fiorentino, che all'epoca si svolgevano all'interno del Giardino di Boboli, tra il prato della Meridiana e l'Anfiteatro. Il cavallo e il suo basamento poggiavano su un carrello di ferro, che scorreva su dei binari ancora esistenti. Tuttavia, l'uso improprio e prolungato della scultura causò al cavallo dei grossi problemi di staticità, a cui si cercò di porre rimedio già durante il primo restauro del 1983.

Photo and Text Credits: catalogo.beniculturali.it

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