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To be or not to be, who loves not is not (Essere o non Essere)

La Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea

Autore: Costa Giovanni
Tipologia: dipinto

Descrizione

Opera cardine del Costa simbolista, benché di difficile datazione, di essa si conosce un bozzetto molto prossimo alla versione definitiva. Entrambi i dipinti sono certamente legati all'attività tarda dell'artista, vale a dire posteriore al 1885, sia per la tematica legata al nascente simbolismo romano e ai contatti del pittore con la cultura inglese, sia perché non vi è traccia di opere collegabili alla presente nelle fonti (cfr. Frezzotti 2009). Il dipinto, in ultima analisi, sembra collocabile cronologicamente alla fine degli anni Ottanta, soprattutto per la consonanza con le idee dell'ambiente di "In Arte Libertas", di cui Costa fu il patrocinatore, rappresentandone, se non un manifesto di poetica, un'opera paradigmatica: il rapporto con l'arte primitiva e la cultura inglese, il recupero del concetto romantico di paesaggio/stato d'animo, il rapporto con la letteratura e la poesia, il gusto per le arti applicate e artigianali derivanti dall'Arts and Crafts inglese, sono tutte presenti in questo dipinto e saranno i concetti guida della stagione simbolista romana. Soprattutto in merito a questi ultimi aspetti, Nino Costa, infatti, fu l'artista italiano che, già dai primi anni Sessanta, aveva avuto conoscenza diretta dell'arte inglese contemporanea anticipandone le tendenze e le idee in Italia (cfr. Frezzotti 2011). Attraverso la fraterna amicizia con Frederic Leighton e George Howard conte di Carlisle, egli entrò inoltre in contatto, pur se in maniera generica, con le idee ruskiniane e in particolare con il concetto di "Truth" che contribuì alla formulazione di una nuovo e spirituale concezione del "Vero" e del paesaggio come veicolo di stato d'animo (cfr. ibidem e Piantoni 2001). Invero, Costa non aderì mai alle poetiche preraffaellite poiché il suo interesse era rivolto prevalentemente alla pittura di paesaggio; tuttavia, il rapporto con la cultura inglese lo guidò alla riscoperta dell'arte italiana dei cosiddetti primitivi evidente, in quest'opera, nei riferimenti a Giotto e Masaccio. La figura seduta, con indosso un manto di foggia classica che evoca donne di Leighton e Richmond, entro lo spazio di quello che appare come un sorta di "Hortus conclusus", guarda fuori dallo spazio del quadro, assorta, forse, in mistica contemplazione della natura, nella quale Costa traspone quello spiritualismo francescano che aveva riscoperto durante i soggiorni in Umbria e Toscana con gli amici inglesi della Scuola Etrusca (cfr. Frezzotti 2006). Una menzione particolare merita la cornice intagliata (attribuita ad Alessandro Morani, cfr. Lenzi 1999) che seguendo la moda preraffaellita della cornice incisa con preziose decorazioni a rilievo e motti - in questo caso frammentario - riporta il titolo con cui l'opera è nota "To be or not to be. Who loves not is not" (essere o non essere, chi non ama non è), sofisticato e oscuro gioco di parole che la critica ha interpretato come un allusione, oltre che Shakespeare, a Platone e al dialogo sull'amicizia "Liside" in cui si afferma che solo l'amore - per l'altro, per la pittura, per la natura - dà fondamento all'esistenza (cfr. Frezzotti 2006, cit.)

Photo and Text Credits: catalogo.beniculturali.it

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