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Sira

La Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea

Autore: Alessandro Rondoni
Tipologia: scultura

Descrizione

Romano d'adozione, Alessandro Rondoni compì i primi studi presso l'Istituto Bellini di Novara ed in seguito, fino al 1867, frequentò l'Accademia Albertina di Torino sotto la guida dello scultore Vincenzo Vela (1820-1891). Si perfezionò poi a Roma sino al 1869. All'Esposizione Universale di Vienna del 1873 fu esposta "una Sira del Rondoni romano con le carni di bronzo e le vesti di marmo che torcendosi graziosamente guarda la ferita della sua spalla sinistra" (Boito, 1877, p. 336). La versione in marmo della Galleria Nazionale d'Arte Moderna fu presentata - assieme alla Baccante ubriaca e ai due busti in marmo Amore e Modestia - all'Esposizione di Napoli del 1877, dove venne acquistata dal Ministero della Pubblica Istruzione. Tra i commenti positivi ricevuti dalla scultura di Rondoni, si segnalano quelli di Pietro Ferrigni - che la definì come "una delle opere più perfette, più carezzose in vista, più vagamente immaginate ed eseguite della mostra di scultura" (Ferrigni / Yorick figlio di Yorick, 1877, p. 70) - e di Costantino Abbatecola. Quest'ultimo, nella sua guida all'esposizione napoletana, fornisce anche indicazioni sul soggetto: "... mi sembra che sia una di quelle schiave che erano ferite dalle loro padrone con gli stiletti, quando non contentavano il loro capriccio... Il Rondoni ha impresso alla sua Sira un composto di sentimenti tra l'ira, la rassegnazione, l'indignazione ed il dolore... La testa è divina e creata sotto l'impressione di un momento di fortissima ispirazione, le braccia sono bellissime, le pieghe del vestito stupende infine tutto, tutto è bello e si rivela che è parto di una fantasia giovane ed ardente che nel creare vola nel campo dell'ispirazione" (Abbatecola, 1877, pp. 180 - 181). La schiava Sira è anche uno dei personaggi del romanzo Fabiola o la chiesa delle catacombe, composto nel 1854 dall'ecclesiastico e scrittore inglese Nicholas Wiseman (1802-1865)

Photo and Text Credits: catalogo.beniculturali.it

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