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Savonarola rifiuta gli onori di Papa Alessandro VI

La Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea

Autore: Giulio Bargellini
Tipologia: dipinto

Descrizione

La tela, raffigurante in un impianto teatrale un episodio della vita di Savonarola, venne realizzata da Bargellini come saggio del terzo anno del Pensionato Artistico, vinto a Roma nel 1895.Il personaggio della storia fiorentina della fine del 1400 ritornava ad essere di attualità, sia per la pubblicazione nel 1858-61 de "La storia di Girolamo Savonarola e dei suoi tempi" di Pasquale Villari, sia per la ricorrenza a Firenze del 4° centenario della morte del frate. Girolamo Savonarola (Ferrara, 1452 - Firenze 1498), frate domenicano, su insistenza di Giovanni Pico della Mirandola venne richiamato nel 1490 a Firenze, presso la corte di Lorenzo dei Medici. Qui denuncia nella sua predicazione i vizi del suo tempo e gli eccessi della Chiesa, che sarebbe stata castigata per poi essere rinnovata, accusando in particolare la Roma papale dei Borgia. Alessandro VI Borgia nel 1495, pur avendo intimato al frate di sospendere le sue prediche, per paura di una successiva discesa di Carlo VIII in Italia, cercò di tenersi amica la città fiorentina offrendo addirittura il cardinalato a Savonarola. Nel dipinto, infatti, si nota come Savonarola rifiuta sdegnosamente il cappello cardinalizio e nel cartiglio, retto dalla figura dipinta sulla parete, si legge: "La mia casa è casa di orazione per tutte le genti e voi l'avete cangiata in una spelonca di ladroni". Sono le parole evangeliche pronunciate da Cristo nell'atto di cacciare i mercanti dal tempio, poste a sottolineare la sua attività di predicatore dai rigorosi costumi morali contro la mondanità della Chiesa. L'iconografia del frate simboleggiava nella Roma post-unitaria il forte contrasto ancora vivo tra la Chiesa e lo Stato. Dopo la presa di Roma del 1870 e la nomina a capitale d'Italia, nell'anno successivo, le relazioni politiche tra i due si erano acuiti con la legge delle guarentigie (1871), non riconosciuta dal Vaticano, e con la formula del "non expedit" (1874 - 1913), riguardo al divieto di partecipazione ai cattolici italiani alla vita politica statale, espressa dalla Santa Sede. In particolare nella capitale romana la politica antipapalina si faceva sempre più accesa, le spinte laiche ed anticlericali si delinearono non solo tra i ceti più elevati del popolo romano, ma anche tra le classi operaie, che versavano in condizioni di miseria

Photo and Text Credits: catalogo.beniculturali.it

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