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Luna sulle tavole di un'osteria

La Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea

Autore: De Maria Mario
Tipologia: dipinto

Descrizione

Grazie agli studi di Anna Mazzanti sull'artista, sappiamo che il dipinto in questione rappresenta una replica del quadro esposto nel febbraio 1886 all'Esposizione di pittura in via Nicola da Tolentino, che in seguito sarebbe passata alla storia come la I mostra della società In Arte Libertas. La datazione esatta di quest'ultima opera si desume dall'Album personale dell'Arti (ora presso gli eredi, Venezia), dove essa risulta così registrata: "La luna sulle tavole. Roma 1884, Osteria ai Prati di Castello", accompagnata da una riproduzione fotografica. Il dipinto fu ispirato da un episodio accaduto in una trattoria romana situata nel quartiere Prati, presso Castel Sant'Angelo, dove il pittore si trovò in una notte di luna dopo che sul luogo era stato commesso un delitto (cfr. Ojetti, 1911, cit.). De Maria schizzò al momento sul suo taccuino le tavole rovesciate in seguito alla rissa, per poi tornare il giorno dopo a ritrarle nuovamente riordinate.Come de Maria riferisce ad Ojetti in una lettera conservata nel Fondo Ojetti dell'Archivio Storico della Galleria Nazionale d'Arte Moderna, del 29 luglio 1913, "la 'Luna sulle tavole' fu da me dipinta nel 1884 dopo una visita notturna ai prati di castello a Roma [...]. Il dipinto esistente alla Galleria d'Arte Moderna a Roma fu esposto da me a Venezia nella Biennale 1909 dove fu comprato dal governo. È una ripetizione di quello esposto a Roma a San Nicola da Tolentino nel 1886 che vendetti a un signore tedesco [...]" (Cfr, ASGNAM, Fondo Ojetti, U.A. "De Maria", 29 luglio 1913 e Mazzanti 2007, p. 37, nota 73). Nella stessa lettera inoltre l'artista riferisce di aver eseguito una terza versione inviata a Londra alla Grosvenor Gallery. Ad ogni modo sembra certo che l'artista abbia dipinto la replica nello stesso 1886 forse subito dopo la vendita dell'originale e comunque adottando la stessa tecnica studiata per riprodurre al meglio gli effetti notturni come testimoniato da numerosi interventi critici. Dalla testimonianza di Ojetti e Angeli, ad esempio, sappiamo che de Maria dipingeva le scene alla luce del sole per grandi masse, per creare poi l'effetto notturno in seguito, attraverso delle velature che coprivano il dipinto fino a creare l'effetto lunare (cfr. Ojetti 1911 e Angeli 1924). Il dipinto resta sicuramente il più alto esempio di Simbolismo italiano e una delle migliori opere simboliste tout court, capaci, cioè, di evocare quei significati nascosti sotto il sembiante naturale. L'atmosfera immobile e silenziosa del dipinto è accompagnata da quel senso di mistero che sembra sgorgare direttamente dalle cose, soprattutto perché conservano il ricordo del misfatto di cui sono state testimoni: dell'omicidio che ha ispirato l'opera restano solo le panche e le tavole in un funereo silenzio (Mazzanti 2007). Il dipinto contribuì a dare a de Maria la fama di pittore dei notturni e dei chiari di luna: Conti e D'annunzio soprattutto lo soprannominarono il "pittore lunatico" o "Mario delle lune" e per questo suo essere cantore dei chiari di luna, disprezzato dai futuristi (cfr. Carrà e Russolo, Bollettino medico, in "Lacerba", 1 settembre 1913)

Photo and Text Credits: catalogo.beniculturali.it

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