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La salita di Ariccia

La Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea

Autore: Giambattista Bassi
Tipologia: dipinto

Descrizione

Esponente di spicco del paesaggismo italiano del primo ottocento, amico di Canova, di Thorvaldsen (un suo "Paesaggio fluviale" si trova nel Thorvaldsens Museum di Copenhagen) e di Camuccini, Bassi si formò a Bologna e nel 1810, in seguito alla vincita di un pensionato triennale in architettura all'Accademia del Regno Italico a Palazzo Venezia, si trasferì a Roma insieme all'amico Tommaso Minardi vincitore del premio per la pittura. Nell'Urbe portò avanti la tradizione del paesaggio bolognese secentesco con grande successo (ricevette anche commissioni imperiali come per la reggia di Murat a Napoli) arricchendolo con l'attento studio della natura nella Campagna Romana, della quale cercò di catturarne anche alcuni aspetti naturalistici e atmosferici pur sempre in un'ottica classicista anche se non ortodossa. Seguendo attentamente i dettami sulla pittura di paesaggio di Pierre-Henri de Valenciennes, infatti, Bassi tenta di superare il paesaggismo arcadico di marca neoclassica di Marianna Dionigi, per ricostruirlo su nuove basi, vale a dire su di un timido verismo pur se legato alla accezione del pittoresco romantico. Tutti questi elementi sono ravvisabili nel dipinto in esame caratterizzato da un impaginato estremamente tradizionale, con le quinte arboree che incorniciano il viale che portava al paese prima che venisse inaugurato il ponte nel 1854, e le fronde degli alberi vaporose e lumeggiate da una atmosfera dorata, nel quale viene posta molta cura nella resa atmosferica del gioco di luci e ombre che si dispongono lungo la strada.Un altro dipinto vicino al presente fu realizzato per il signor Labouchere di Amsterdam e dettagliatamente descritto da Giuseppe Tambroni, amico dell'artista, sul "Giornale Araldico" del 1820. Tuttavia Bassi aveva lavorato ad Ariccia in numerose occasioni e, negli anni Trenta, anche in compagnia di Massimo d'Azeglio (che lo considerava un maestro) documentato nel paese laziale nel 1835. Poiché la critica ha rilevato un legame tra il dipinto e un'opera di d'Azeglio dello stesso soggetto ora alla Galleria d'Arte Moderna di Torino al quale sembra molto vicino per il taglio compositivo, non è escluso che i due pittori avessero lavorato insieme sulla salita proprio a metà degli anni Trenta (cfr. Rosazza 2006). In quest'opera potrebbero essere confluiti studi prodotti in quel torno di anni, e dipinta dunque verosimilmente intorno al 1839, quando la realizzò a pendant della "Villa Doria ad Albano" (n. 00827470), datato appunto quell'anno, per il principe Vincenzo Ruffo di Sant'Antimo. Quest'ultimo al tempo stava raccogliendo un'importante collezione di arte contemporanea nel suo palazzo napoletano - che contemplava, tra gli altri, anche i "Vespri siciliani" di Hayez - in cui era dato un piccolo ma significativo spazio alla pittura di paesaggio che permetteva di testimoniare, se non altro, il graduale trasformarsi della pittura di paesaggio italiana prima della svolta verista della metà degli anni Cinquanta (cfr. Di Majo 1997)

Photo and Text Credits: catalogo.beniculturali.it

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