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La cacciata del duca di Atene

La Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea

Autore: Stefano Ussi
Tipologia: dipinto

Descrizione

L'artista iniziò la sua formazione presso l'Accademia di Belle Arti di Firenze, quando nel 1848 interruppe i suoi studi per arruolarsi tra i soldati volontari che combatterono, il 29 maggio del 1848, a Montanara e Curtatone nel mantovano contro le truppe austriache di Radetzky. Fatto prigioniero sul campo di battaglia e deportato per alcuni anni nel carcere austriaco di Theresienstadt, l'artista una volta liberato rientrò in patria. Affermatosi come pittore di storia patria, prendendo ispirazione soprattutto da episodi e da uomini illustri della storia medievale, nel 1854 venne premiato per la sua arte e per il suo impegno politico con un pensionato a Roma. L'anno successivo un gruppo di cittadini, ferventi patrioti fiorentini commissionarono al pittore la realizzazione di un grande dipinto: "La cacciata del duca d'Atene da Firenze". Le narrazioni storiografiche note circa l'episodio erano: la cronaca di Giovanni Villani, la ricostruzione di Niccolò Machiavelli nelle sue "Istorie fiorentine", la narrazione di Scipione Ammirato e il racconto storico di Niccolò Tommaseo. Il dipinto della Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma è una seconda versione dello stesso soggetto eseguita dall'artista intorno al 1900. Pantini riporta di aver visto la tela nello studio del pittore, mentre vi lavorava instancabilmente, nella quale sono visibili alcune varianti nella resa dei personaggi e dello sfondo e nella scelta della tonalità dei colori .L'episodio storico riporta al settembre 1342, quando i fiorentini concessero la signoria della città a Gualtiero di Brienne, conte di Lecce, duca di Atene e parente del re Roberto d'Angiò, che in quel momento incarnava il profilo del principe angioino e che avrebbe potuto guidare al meglio la signoria di Firenze. Dopo undici mesi di reggenza della città il duca fu costretto con le armi dal popolo ad abdicare e fu cacciato dalla città il 26 luglio 1343.Nella sua tela Ussi rappresentò l'istante della domenica del 3 luglio 1343, quando il duca francese all'interno di palazzo Vecchio, assediato dal popolo in rivolta, è sul punto di ratificare la rinuncia alla signoria. La scena è centrata sulla figura di Gualtieri, circondato a destra dai consiglieri, con l'arcivescovo di Firenze Angelo Acciaoli, Guglielmo d'Assisi e il figlio, in piedi alla sua destra, vestito di rosso, il crudele Cerretieri Visdomini, mentre a sinistra i repubblicani lo incitano a firmare.Per la realizzazione della prima versione l'artista lavorò molto a lungo, finché un evento storico a lui contemporaneo ne rese più urgente il compimento: il 27 aprile del 1859 Leopoldo II, granduca di Toscana, abbandonava definitivamente la città di Firenze per lasciare il posto al governo provvisorio della Toscana libera a Bettino Ricasoli, con la conseguente annessione al Regno di Sardegna. L'artista ultimò la tela che fu presentata alla prima Esposizione Nazionale di Firenze nel 1861. La tela ebbe molto successo tanto da divenire una metafora del popolo italiano intento nella costruzione di una nazione unita e liberata dagli stranieri, cosicché fu presentata nel 1867 all'Esposizione universale di Parigi, in occasione della quale Ussi ricevette la medaglia d'oro. In seguito fu invece lo stile ancora accademico a provocare da parte della critica, aperta alle nuove tendenze dei macchiaioli, la demitizzazione della rilevanza politica del soggetto

Photo and Text Credits: catalogo.beniculturali.it

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