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I Romani (Trionfo di Germanico) / Soggetto romano

La Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea

Autore: Francesco Jerace
Tipologia: scultura

Descrizione

Presentata in gesso all'Esposizione Nazionale di Torino del 1880 con il titolo Soggetto romano, l'opera fu premiata ex aequo con Il combattimento del Reziario con il Mirmillone di Eugenio Maccagnani, Cum Spartacus pugnavit di Ettore Ferrari e Ciceruacchio di Ettore Ximenes, evidenziando la propensione della giuria verso temi di ambientazione romana (cfr. Frezzotti, 2006, p. 71). Il soggetto illustra un brano tratto dal secondo libro degli Annales di Tacito. Il generale romano Giulio Cesare Germanico (15 a.C. - 19 d.C.), comandante delle legioni galliche, riuscì a portare l'esercito in Germania con l'ambizioso obiettivo di conquistare la regione fino all'Elba. L'esito delle campagne contro Arminio (14-16) si concluse a suo favore: la Germania venne assoggettata, vendicando in tal modo la precedente sconfitta subita dalle legioni romane, guidate da Varo, nel 9 d. C. a Teutoburgo. La scena raffigura Germanico in piedi, ripreso di spalle, mentre incide con il gladio il nome della nazione vinta ("rmani"); ad esso si affiancano due legionari romani nell'atto di annunciare il trionfo. Jerace ripropone in scultura alcuni dettagli desunti dall'opera di Tacito, compreso il particolare delle catene che i tedeschi, nella certezza della vittoria, avevano portato per imprigionare i romani. Rispetto all'originale in gesso, la versione in marmo, realizzata al momento dell'acquisto da parte del Ministero della Pubblica Istruzione, presenta qualche piccola variante. In essa non compare la testa recisa, ruzzolante a terra alla sinistra del gruppo, in cui era raffigurato il cancelliere Bismark, e alla primitiva idea del chiodo utilizzato da Germanico per incidere sulla pietra è sostituito il gladio (cfr. Valente, in Corace, 2002, p. 22). La scultura può anche venir letta come una "storica e patriottica interpretazione del testo di Tacito" (De Micheli, 1992, p. 37): eseguita in risposta al monumento ad Arminio, eretto nel 1875 a Grötenburg, essa poteva sottintendere un significato patriottico irredentistico, dal momento che a quel tempo la Germania possedeva ancora Trento e Trieste.La versione in marmo fu inviata all'Esposizione Universale di Parigi del 1900, e giunse alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma dopo quella data. Il gruppo in gesso, presentato all'Esposizione di Londra del 1888, è attualmente conservato presso la Gipsoteca Jerace di Catanzaro

Photo and Text Credits: catalogo.beniculturali.it

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