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Eulalia cristiana

La Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea

Autore: Emilio Franceschi
Tipologia: scultura

Descrizione

La scultura raffigura Eulalia di Merida, giovane cristiana di origine spagnola martirizzata all'età di circa tredici anni sotto l'imperatore Diocleziano. La principale fonte per la storia di Sant'Eulalia è costituita dal terzo inno del Peristephanon liber (Libro sulle corone), composto dal poeta latino Aurelio Prudenzio Clemente (348-405 d.C.). Emilio Franceschi reinterpreta il racconto originario modificando la tipologia del martirio: egli sostituisce la condanna al rogo con una morte per crocefissione.L'opera venne presentata in marmo all'Esposizione Nazionale di Torino del 1880, dove ricevette il secondo premio e venne acquistata dallo Stato (Torino, Galleria Civica d'Arte Moderna). Nel motivare la propria scelta, la giuria rilevò una somiglianza nel soggetto con "un analogo quadro di artista monacense": si tratta della Crocefissione di Santa Giulia, eseguita nel 1867 dal pittore e incisore Gabriel Max (Praga 1840 / Monaco 1915), nella cui opera ricorrono frequentemente temi religiosi e storie di martirio, interpretate con grande tensione spirituale (cfr. Prahl, in The Dictionary of Art, Londra, Mc Millian, 1992, vol. 20, ad vocem). Dello stesso soggetto, di vasta fortuna iconografica, è il dipinto di John William Waterhouse, Martirio di Sant'Eulalia (1885, Londra, Tate Gallery). Nella sua critica all'Esposizione di Torino del 1880, Adriano Cecioni colse l'analogia fra l' Eulalia cristiana di Franceschi e il gruppo Cum Spartaco pugnavit presentato da Ettore Ferrari nella classe dei gessi della medesima mostra. Cecioni si servì di tale confronto per accusare l'opera di Franceschi di "mancanza di verità" nella posa della fanciulla morente: "neanche a farlo con secondo fine, essa avrebbe potuto morire in una attitudine più graziosa" (Cecioni, 1932, pp. 97-99, cit. in Frezzotti, 2000, p 102).La scultura è rimasta in deposito presso l'Accademia di Belle Arti di Ravenna dal 1919 al 1998; il gesso originale, da cui è stata eseguita la fusione in bronzo, si conserva anch'esso nella Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma (inv. 301 - cfr. scheda NCTN 00826247)

Photo and Text Credits: catalogo.beniculturali.it

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