Lingue

Atleta che lotta con un pitone

La Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea

Autore: Frederic Leighton
Tipologia: scultura

Descrizione

La scultura, palesemente ispirata al celebre gruppo del Laocoonte ma definita anche da un evidente richiamo a fonti michelangiolesche (Maltese 1960, p. 251), si concentra sull'anatomia maschile e sulla potenza muscolare del soggetto, elementi che a partire dagli anni settanta dell'Ottocento porteranno Leighton a cimentarsi anche in ambito scultoreo. L'opera venne trattata dall'artista in vari materiali e dimensioni (oltre al bozzetto in gesso e alle varie fusioni in bronzo, anche in marmo), di cui il capostipite va identificato nell'esemplare in bronzo presentato alla Royal Academy nel 1877 e oggi conservato alla Tate Britain di Londra. Secondo Lafranconi (2005), l'idea dell'Atleta era nata durante la realizzazione della Daphnephoria (alla prima metà degli anni Settanta), ma il tema del nudo eroico maschile e all'antica era stato da lui già esplorato in altri dipinti all'inizio del decennio, ad esempio nel motivo di Ercole. Leighton e Burne-Jones erano all'epoca presentati alle mostre come i principali esponenti di un ellenismo vittoriano, e per entrambi Michelangelo fu il mediatore importante tra l'arte greca e il mondo moderno. Potenza, dolore, movimento perpetuo e effetti drammatici di luce e ombra caratterizzano l'atleta vittoriano, come le figure di Michelangelo e il Laocoonte, ma Leighton continua e anzi rinnova la tradizione dell'alto Rinascimento moltiplicando i punti di vista possibili per la percezione della sua figura da parte dello spettatore, invitandolo a girare intorno alla scultura e a farsi partecipe dei movimenti spiraliformi dell'opera. La scultura venne celebrata come esempio eminente della New Sculpture inglese e ricevette la medaglia d'oro all'Esposizione Universale di Parigi, elogiata per il suo realismo nella definizione dell'anatomia e del movimento umano, che indussero Leighton a cimentarsi in quegli anni anche in ambito fotografico (cfr. Østermark-Johansen 1999, p. 125). La nascita del motivo sembra originata nel 1874 circa, quando ne eseguì un piccolo modello di cui esistono numerosi gessi e calchi in bronzo. Nell'inverno del 1874-75 cominciò a lavorare a un modello in grandezza naturale, impiegando il famoso modello italiano Angelo Colorosi. Ne restano dunque il bozzetto in gesso del 1874 e un disegno preparatorio, entrambi alla Royal Academy of Arts di Londra, il prototipo già citato oggi alla Tate Britain, inv. n. 1754, un esemplare in marmo (cfr. L. e R. Ormond, Lord Leighton, New Haven and London 1975, pp. 162-163 n. 229) e altre versioni in bronzo tra cui si ricorda l'esemplare alla Galleria d'Arte Moderna di Venezia (cfr. Piantoni 1980, p. 132) e una replica in bronzo di minori dimensioni (Gran Bretagna, collezione privata, cfr. Read 1996, p. 67, fig.8). Recentemente M. Piccioni (2011) ha identificato una provenienza del bronzo dalla collezione Ernest Brown & Phillips di Londra, presumibilmente per la presenza sulla base dell'indicazione di questa celebre società londinese, la quale tuttavia, nell'iscrizione "Pub.d by" rivela semplicemente un'indicazione di responsabilità per la fusione del bronzo in esame. Va del resto in questa sede evidenziato il fatto che la società fu fondata nel 1902: è più che plausibile dunque che l'esemplare Gnam risalga tra questa data e il 1911, anno della sua acquisizione da parte dello Stato italiano

Photo and Text Credits: catalogo.beniculturali.it

Prova inQuadro!

Se non ti trovi al museo clicca sul link di seguito e potrai testare la nostra guida inquadrando alcune opere direttamente nella pagina DEMO.

Sei nei dintorni?

Se ti trovi nei dintorni del museo puoi raggiungerlo e inquadrando con il tuo mobile potrai scoprire l’audioguida.