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Santa Maria Maddalena portata in cielo dagli angeli

Galleria Nazionale dell'Umbria

Autore: Di Verucchio
Tipologia: dipinto

Descrizione

Da un cartellino settecentesco apposto sul retro del dipinto si ricavano alcune notizie circa precedenti ubicazioni. L'opera proveniva dalla chiesa bolognese di Mezzaratta, veniva utilizzata come tavoletta consolatoria per i condannati a morte . Il dipinto, pervenuto ai frati dell'Osservanza da una donna della famiglia Baretti, che abitava sopra l'oratorio della Madonna dei Denti antistante la chiesa di Mezzaratta, venne donato nel 1723 al dottor Carlo Antonio Macchiavelli. Fin qui le notizie ricavate dal cartellino. La tavola ricompare nel 1810 tra le collezioni della Pinacoteca perugina. Fin da quando per primo Corbara riconobbe numerose affinità stilistiche, iconografiche e tecniche tra la tavoletta di Perugia ed un'altra conservata a Zurigo raffigurante la Crocifissione, tutta la critica successiva ha accettato l'ipotesi che si trattasse di un dittico. In seguito al recente restauro Cicinelli , però , non riscontrando segni di cerniere, ritiene inverosimile la possibilità che le due immagini costituissero un dittico. Dello stesso avviso appaiono anche Boskovits e Benati che ribadisco no comunque l'identica destinazione dei due dipinti. Quest'ultimo ha messo in dubbio che la funzione originale del dipinto fosse quella "consolatoria", sebbene sia il tema dell'Ascensione della Maddalena che quello della Cocifissione possano essere interpretati come riflessione sul mistero della salvazione, della conversione e dell'espiazione dei peccati. Benati ipotizza che le due tavolette facessero parte della dote di una facoltosa monaca, probabilmente originaria di Bologna, come si deduce dalla presenza dei santi protettori Francesco, Domenico e il vescovo Petronio . La critica si trova ancora oggi divisa sull'attribuzione dell'opera a Francesco da Rimini o al cosiddetto Maestro di Verucchio. L'inserimento nel catalogo dell'autore degli affreschi del refettorio di san Francesco a Bologna spetta per primo al Salmi , seguito poi da molti studiosi tra cui il Boskovits, che aggiunse al catalogo dell'artista anche tutta una serie di opere. Zeri e Benati le assegnano al Maestro di Verucchio, artista fortemente influenzato dalla produzione di Pietro da Rimini e dalla cultura riminese degli anni trenta del XIV secolo

Photo and Text Credits: catalogo.beniculturali.it

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