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Madonna in trono con Bambino, Santi e angeli

Galleria Nazionale dell'Umbria

Autore: Benedetto Bonfigli (attribuito)
Tipologia: dipinto

Descrizione

L’opera proviene dall’oratorio dei Santi Girolamo, Francesco e Bernardino un tempo situato all’interno del convento di san Francesco al Prato. In seguito all’occupazione napoleonica del 1797 l’oratorio fu adibito ad alloggio per le truppe e in quell’occasione probabilmente la tavola venne spostata in una cappella in san Francesco. Successivamente il dipinto pervenne all’Accademia di Belle Arti per poi giungere in Galleria, dove ancora oggi è conservato. L’attribuzione al Bonfigli proposta dal Siepi non è stata più messa in discussione, piuttosto sono state proposte due diverse datazioni. La prima colloca il dipinto negli anni settanta del Quattrocento mettendola a confronto con altre opere dello stesso autore come il gonfalone di san Fiorenzo del 1476; la seconda, sulla base di valutazioni di ordine stilistico e in seguito alla lettura del più antico inventario della confraternita databile tra il 1450 e il 1453, anticipa ad una fase immediatamente successiva al documentato soggiorno romano la data di esecuzione della tavola . Il dipinto in questione si pone così in un momento molto vicino ai primi affreschi nella cappella dei Priori. Un tale arretramento cronologico si giustifica anche da un punto di stilistico. Notevoli sono, infatti, le analogie con le scene dedicate a san Ludovico dipinte nella residenza palatina o con la Madonna e quattro angeli , anch’essa databile nei primi anni cinquanta. L’inizio del sesto decennio del XV secolo si rivela infatti un periodo molto promettente per Bonfigli, in quanto era ancora vivo in lui il ricordo della produzione romana e perugina dell’Angelico , di Domenico Veneziano e dell’arte fiamminga conosciuta indirettamente a Perugia, ma forse vista personalmente a Firenze ed a Roma. La tavola si componeva anche di una predella, di cui però si è persa ogni traccia. La presenza in quest’opera destinata ad un oratorio francescano dei due Dottori della chiesa Tommaso e Gerolamo e il libro che ciascuno dei protagonisti tiene in mano è stata letta come allusione alla volontà manifestata dalle alte cariche dell’Ordine di formare teologicamente i frati, mettendo fine così alle accuse di ignoranza che venivano rivolte al movimento

Photo and Text Credits: catalogo.beniculturali.it

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