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Annunciazione con San Luca

Galleria Nazionale dell'Umbria

Autore: Benedetto Bonfigli (attribuito)
Tipologia: dipinto

Descrizione

Del dipinto, entrato in Pinacoteca nel 1863 come deposito del Collegio dei Notai, non si conosce la collocazione originaria. Il Siepi ci informa che la tavola prima di essere trasferita nella chiesa di santa Maria dell’Annunziata a porta sant’Angelo, era stata conservata per molti anni all’interno dell’antica sala del Collegio dei Notai in via Pinella, fino a quando questi si trasferirono nel palazzo dei Priori. In quell’occasione l’opera del Bonfigli fu spostata nella chiesa sopracitata adiacente all’Ospedale del Collegio dei Notai e al suo posto fu collocata una tavola di Sinibaldo Ibi. Nel 1839 l’Annunciazione tornò alla sua sede in via Pinella, per poi passare a far parte delle collezioni comunali nel periodo postunitario. Di poco precedente a tale ingresso fu la perdita della predella, in cui erano raffigurati una Pietà, Marco e Girolamo, ancora al proprio posto nel 1822. Il riconoscimento dell’autografia bonfigliesca spetta al Lanzi che alla fine del XVIII secolo vide il dipinto ancora nella chiesa dei Cappucinelli a porta sant’Angelo. Successivamente solo Berenson e Grassi considerarono la tavola un’opera di collaborazione tra Bonfigli e Bartolomeo Caporali. La critica più recente concorda nell’attribuirla al solo Bonfigli, in un momento in cui erano ancora forti i legami con l’arte dell’Angelico e del Gozzoli. Non tutti, invece, sono d’accordo sulla originaria destinazione della tavola e sulla committenza. Infatti mentre Mancini identifica quest’opera con quella commissionata nel 1464 al Bonfigli da Luca di Nanni per la cappella intitolata alla Trinità nella chiesa di san Domenico a Perugia, adducendo motivi documentari ed iconografici; la Rosi anticipa di circa un decennio la data di esecuzione della tavola, cogliendo numerose analogie con la Madonna col Bambino tra san Tommaso d’Aquino, san Girolamo, san Francesco e san Bernardino , recentemente datata intorno al 1450-53. Sebbene il percorso artistico del Bonfigli si sia dimostrato altalenante da un punto di vista qualitativo, avendo prodotto in date tarde opere con caratteri arcaicizzanti, come nel caso dei vari gonfaloni , tuttavia quando il pittore perugino lavorò per importanti committenti risultò aggiornato alle tendenze più innovative dell’arte dell’epoca. Nell’Annunciazione egli sembra, infatti, fortemente influenzato dalla cultura toscana conosciuta tra la fine del quarto il sesto decennio forse a Firenze, ma certamente a Perugia e dalla cultura romana, avendo egli lavorato a Roma nel 1450 al fianco dell’Angelico. L’impostazione architettonica di matrice classica, le specchiature di marmi policromi ricordano senza dubbio le opere del frate domenicano, così come la luce chiara, diffusa che costruisce plasticamente lo spazio e le figure o che diventa capace di definire in senso materico i tessuti debbono certamente ricondursi alla cultura ponentina. Retaggio della formazione tardogotica appaiono, invece, altri elementi, quali il cielo dorato, gli angioletti con le vesti terminanti a nuvoletta, lo sgabello ai piedi della Vergine o le finestre della loggia elegantemente traforate. La pala dei Notai si pone così in un periodo di intensa attività del Bonfigli, di poco antecedente l’inizio del lavori nella cappella dei Priori

Photo and Text Credits: catalogo.beniculturali.it

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