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Chiesa di S. Vitale

361 opere

I primi documenti riferiti ad una chiesa intitolata al martire Vitale a Parma risalgono all'ultimo decennio dell'XI secolo: l'edificio originale sorgeva in prossimità della Platea communis (oggi piazza Garibaldi), vicino ai palazzi del potere civico. Nel 1644 la chiesa divenne definitivamente sede della Compagnia del suffragio, una potente confraternita particolarmente protetta dal duca Ranuccio II e da sua madre, Margherita de' Medici. Essendo l'edificio inadatto alle attività della congrega ed alle nuove esigenze del culto, si pensò di costruire una chiesa di maggiori dimensioni poco distante, sull'attuale via Repubblica (già via San Michele), mantenendone la dedicazione a san Vitale. La costruzione venne completata nel 1676 da Domenico Valmagini, che realizzò il tamburo e la cupola. Nel corso degli anni la chiesa si arricchì delle opere di alcuni dei maggiori artisti del tempo: alcuni affreschi di Giuseppe Peroni, una pala di Sebastiano Ricci con i santi Vitale e Gregorio Magno in atto di intercedere per le anime del Purgatorio (ora a Parigi, nella chiesa di Saint-Gervais et Saint-Protais) ed altri dipinti di Carlo Francesco Nuvolone, Giovanni Battista Caccioli, Gaetano Callani, Clemente Ruta e, in tempi più recenti, di Latino Barilli e Donnino Pozzi.

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Basilica di S. Maria della Steccata

252 opere

La basilica magistrale di Santa Maria della Steccata, dal 1718 sede dell'Ordine costantiniano di San Giorgio, è un santuario mariano cattolico dalle forme rinascimentali e barocche, situato in strada Giuseppe Garibaldi 5 a Parma, in provincia e diocesi di Parma; l'edificio fu realizzato tra il 1521 e il 1539 ed elevato nel 2008 alla dignità di basilica minore. La chiesa, che rientra fra il patrimonio dell'Ordine costantiniano, dal 2006 è inoltre sede del Museo costantiniano della Steccata. L'edificio è impostato su una pianta a croce greca, con bracci posti sugli assi cardinali e chiusi da quattro grandi absidi simmetriche, e tra i bracci sorgono quattro cappelle quadrangolari da sempre destinate al culto. È difficile stabilire a chi spetti la paternità dettagliata del progetto della chiesa, il cui impianto ricorda la soluzione concepita dal Bramante per San Pietro in Vaticano; Vasari, nelle Vite, afferma che fu fatta, "come si dice, con disegno ed ordine di Bramante". La cupola centrale del Sangallo è invece di chiara derivazione romana.

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Museo dell'Accademia Nazionale di Belle Arti

164 opere

L'Accademia di belle arti di Parma è un istituto di formazione artistica fondato a Parma nel 1757 dal duca Filippo di Borbone. Ha sede in un'ala del palazzo della Pilotta che ospita anche il Liceo artistico statale Paolo Toschi. L'Accademia trae origine dalla scuola privata di pittura detta "lombarda", riconosciuta da Filippo di Borbone nel 1752 e trasformato in accademia nel 1757. I suoi statuti, che suscitarono grande ammirazione in Europa, prevedevano gli insegnamenti di pittura, scultura e architettura. Venivano organizzati annualmente concorsi di pittura e architettura. Nel periodo del governo francese (1803-1814) fu soppressa da un decreto napoleonico e ripristinata da Maria Luigia nel 1816. Nel 1822 un decreto ducale aggiunse agli insegnamenti tradizionali l'intaglio in rame, lo studio del nudo e la storia delle arti. Nell'Ottocento un gruppo di artisti parmigiani guidati da Paolo Toschi rinverdì i successi raggiunti nel secolo precedente. Dopo l'unità d'Italia fu accorpata a quelle di Modena e di Bologna, ma riacquistò l'autonomia nel 1877. In quell'anno fu suddivisa in due enti: il Collegio degli accademici, con funzioni storico-culturali, e l'Istituto di belle arti, con fini didattici. A partire dal 1883 l'Istituto di belle arti diventa Scuola d'arte applicata all'industria. Con la Riforma Gentile del 1923 viene fondato il Regio Istituto d'arte Paolo Toschi