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Vittoria

Museo di Palazzo Vecchio

Autore: Michelangelo Buonarroti
Tipologia: gruppo scultoreo
Sala: Salone dei Cinquecento

Descrizione

Come sostenuto dalla quasi unanimità della critica, il gruppo scultoreo fu certamente eseguito da Michelangelo per la tomba di Giulio II; molte discordanze sono sorte invece intorno alla datazione che oscilla dal 1506 al 1532, ovvero dal tempo del primo a quello dell'ultimo progetto per il monumento. Sintetizzando si possono individuare quattro indirizzi principali : un primo, che fondandosi sulla notizia vasariana contenuta nelle Vite, la considera un'opera giovanile, nata al tempo del grandioso progetto di quarantasette statue risalente al 1506; un secondo che la colloca intorno al 1513 per le affinità con i "Prigioni" del Louvre; un terzo, che ponendola a confronto con le sculture della Sagrestia Nuova - in particolare con il "Giuliano" e la "Madonna" - la ritiene del 1521 - 23 circa; infine, un quarto, che è propenso a datarla fra il 1530 e il 1532, in corrispondenza dela ripresa dei lavori nella sagrestia e della stipulazione dell'ultimo contratto, avvenuta durante il soggiorno fiorentino dell'artista. La notizia vasariana è comunque imprecisa perchè nel primo progetto le Vittorie erano state previste come figure femminili vestite ;solo più tardi Michelangelo pensò di svolgere il tema con due gruppi di figure maschili ignude, ma delle quali fu eseguita - e si tratta della scultura in esame - mentre dell'altra rimane forse una traccia nell' "Onore che vince l'inganno" di Vincenzo Danti . Anche sul significato sono stati espressi i giudizi più disparati. Le fonti citano sempre l'opera come una Vittoria, tuttavia sembra assai improbabile attribuire al gruppo un valore politico; certamente esso lo assunse, ma soltanto dal 1565 ,quando il Vasari volle collocarlo lungo la parete est del Salone dei Cinquecento, là dove sarebbero stati affrescati alcuni episodi della guerra vittoriosa di Cosimo contro Siena. Nelle intenzioni di Michelangelo l'opera doveva avere invece un significato molto più ideale che dagli studiosi è stato letto ora in chiave platonica, come vittoria della bellezza sulla volgarità dell'uomo, ora in chiave più terrena, come allegoria del legame con Tommaso de' Cavalieri, sulla scorta del famoso verso . Dopo la morte di Michelangelo la statua, insieme a quelle dei "Prigioni", era rimasta nello studio dello scultore in via Mozza . Dovendosi erigere in Santa Croce il monumento funebre in suo onore,Daniele da Volterra aveva avanzato la proposta di usarla come ornamento e Cosimo stesso non faceva opposizione, ma Vasari rifiutò decisamente questo progetto, premendogli troppo di collocare la statua in quello che egli riteneva il suo capolavoro, il salone dei Cinquecento. Un fitto scambio epistolare dei primi mesi del 1564 testimonia le varie fasi della delicata vicenda che si concluse con il dono dell'opera a Cosimo da parte di Leonardo Buonarroti e dunque con la completa vittoria del Vasari. La statua fu posta nel Salone nel 1565, in occasione delle nozze fra Francesco I e Giovanna d'Austria;trasferita al Bargello nel 1868 insieme alle altre sculture, fu riportata in Palazzo Vecchio soltanto nel 1921 e sistemata nella nicchia centrale della controudienza, al posto del "Girolamo Savonarola" di Ennio Pazzi. L'attuale collocazione, che è quella originaria, è stata ripristinata nel 1980 in occasione delle mostre medicee e sulla base degli studi di Heikamp sulla sistemazione cinquecentesca del Salone

Photo and Text Credits: catalogo.beniculturali.it

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