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Papa Bonifacio VIII riceve i dodici ambasciatori fiorentini rappresentanti di potenze d'Europa e d'Asia

Museo di Palazzo Vecchio

Autore: Jacopo Ligozzi
Tipologia: dipinto
Sala: Salone dei Cinquecento

Descrizione

Il grande dipinto fa parte di un ciclo di quattro pannelli di tema storico legati fra loro dalla doppia esaltazione del prestigio fiorentino e del potere mediceo, rappresentato dalla figura di Cisimo I. Come risulta da alcune lettere del Vasari a Giovanni Caccini, datate maggio 1564, i pannelli erano già stati previsti nella sistemazione generale del salone anche se furono effettivamente realizzati soltanto vent'anni più tardi, al tempo degli ultimi completamenti dell'ambiente sotto Ferdinando I. Il committente diretto dei due dipinti della testata nord del salone fu don Giovanni de' Medici che incaricò dell'esecuzione il veronese Jacopo Ligozzi, già da più di un decennio al servizio dei Medici. Famoso per le sue tavole scientifiche e per l'attività di miniaturista, il Ligozzi si accinse di mala voglia all'opera monumentale che preparò tuttavia in ogni minimo dettaglio come testimonia un grande disegno degli Uffizi, in cui egli si firmò "miniator", a palese autodifesa dellla propria specificità nei confronti dei detrattori, e al quale aggiunse ancora il motto "Et morsus arte levabat", a conferma dei propri intenti. Il Ligozzi comunque si provò ancora in analoghi quadri storici come i due scomparti per il soffitto della chiesa dei Cavalieri a Pisa, in uno dei quali, "La presa di Nicopoli" (1606), sembra ispirarsi alla notturna "Presa di Porta Camollia" dipinta da Vasari e Stradano in Palazzo Vecchio, e ancora, "La consegna delle chiavi di Verona al doge", eseguito a Firenze per il Salone delle adunanze della loggia di Fra Giocondo a Verona e nel quale egli ricalca certi schemi dei dipinti in esame per il Salone dei Cinquecento. Da alcuni documenti sappiamo che il pittore non lavorò da solo a queste tavole, ma fu affiancato da vari collaboratori fra i quali spicca la problematica figura di Francesco Ligozzi - probabilmente il cugino e non il figlio del pittore che ha lo stesso nome - per il quale esistono pagamenti a partire dal 1590, e poi Donato Mascagni, Bernardino di Guido, Francesco Ricci, Domenico di Zanobi Landini e Sandro Gielli. . Il soggetto illustra l'episodio del'udienza concessa da Bonifacio VIII, per la sua elezione al soglio pontificio, agli ambasciatori rappresentanti le potenze d'Europa e d'Asia, durante la quale egli si accorse con meraviglia che essi erano tutti fiorentini. A ribadire l'universalità di Firenze, fondata sulla potenza ma anche sulla cultura e l'iniziativa individuale, il Ligozzi dipinse un quadro nel quadro rappresentante l'allegoria della Toscana granducale tra le figurazioni delle quattro parti del mondo; nel descrivere gli esotici attributi dei personaggi - le penne del copricapo, l'armadillo, l'elefante - egli sembra ritrovare la vena dei propri capricciosi interessi

Photo and Text Credits: catalogo.beniculturali.it

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