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Fatiche di Ercole

Museo di Palazzo Vecchio

Autore: Giorgio Vasari
Tipologia: soffitto dipinto
Sala: Quartiere degli Elementi, sala di Ercole

Descrizione

Terminata secondo le "Ricordanze" del Vasari nell'estate del 1557, la sala di Ercole, ultima del nuovo quartiere che si andava costruendo verso la piazza del Grano, fu completamente decorata su indicazioni vasariane ad opera di Marco da Faenza che qui si cimenta in un lavoro che esula un po' dai suoi compiti precipui che lo avevano sempre visto impegnato nella realizzazione di fregi a grottesca o comunque di un repertorio esclusivamente decorativo. Gli episodi figurati dei soffitti del quartiere degli Elementi erano infatti sempre stati svolti da Cristofano Gherardi cui il Vasari, legato da grande amicizia e stima, dedichera' un'ampia ed encomiastica biografia. Il Gherardi, che veniva pagato settimanalmente 'ad opera', risulta assente dai libri della fabbrica di Palazzo Vecchio dal 1 marzo 1556 (s.c.): tornato a Borgo San Sepolcro per assistere ai funerali del fratello, il pittore vi si ammalo' e mori' il 4 aprile 1556. Il Vasari ne da' notizia al duca che si trovava fuori Firenze, in una lettera del 23 aprile pubblicata dal Frey (1923). Dunque, dei due principali collaboratori dell'aretino a palazzo, rimase il solo Marco da Faenza che, giunto a Firenze da Roma il 20 maggio 1555, aveva lavorato al fianco dello stesso Gherardi nelle altre stanze del quartiere degli Elementi. Nella sala di Ercole diventa invece l'artefice principale del ciclo decorativo - il Vasari infatti eseguira' in prima persona soltanto il pannello centrale con Ercole fanciullo che strozza i serpenti - riproponendo anche nelle scene di figura i guizzi e il gusto compendiario che lo avevano contraddistinto nelle grottesche, ma mantenendo uno sguardo vigile all'esempio fornito dal Gherardi nelle sale vicine, dando cosi' luogo ad una pittura di diretta derivazione gherardiana che ha indotto la Barocchi, su indicazione del Lensi, ad assegnare allo stesso Doceno molte delle fatiche di Ercole. Restituita la paternita' del lavoro al Marchetti per via stilistica (Cecchi, 1977), l'intervento del Doceno e' inoltre da escludere per motivi cronologici: l'artista risulta assente da Firenze, ed in particolare dai registri di Palazzo Vecchio, dal 1 marzo 1556 mentre tutti i pagamenti relativi alla stanza sono posteriori a questa data; le "Ricordanze" del giugno-luglio 1557 forniscono inoltre ulteriori precisazioni sulla data in cui "si messe a finj alla Camera di Hercole" . Il ciclo decorativo della sala era completato da una serie di arazzi consegnati alla Guardaroba da Tanai de' Medici, provveditore delle arazzerie, il 30 ottobre 1558 (cfr. A.S.F., Guardaroba 34, c. 168 r. , pubblicato da Allegri E. , 1980) a cui se ne aggiunsero altri nel 1559 (cfr. A.F.S. , Guardaroba 37, c. 12 r. , ibidem). Citati nelle "Ricordanze", gli arazzi furono tessuti secondo Vasari, che ne da' notizia nella biografia dello Stradano, su cartoni dello stesso fiammingo. Cecchi ritiene invece che, come tutto il ciclo decorativo della sala, anche il disegno degli arazzi sia da riferire al Marchetti di cui rileva "la furia bizzarra che trasforma la scena in una rissa da strada"

Photo and Text Credits: catalogo.beniculturali.it

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