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Ercole uccide Nesso

Museo di Palazzo Vecchio

Autore: Vincenzo De'
Tipologia: gruppo scultoreo
Sala: Salone dei Cinquecento

Descrizione

Allievo di Baccio Bandinelli, Vincenzo de' Rossi operò a lungo a Roma dove eseguí anche, verso la fine degli anni Cinquanta, quel gruppo di "Teseo ed Elena" che gli valse l'ammirazione del duca Cosimo, il quale, come racconta il Vasari, portó l'artista con sé a Firenze e "gli diede non molto dopo a fare di marmo, in figure maggiori del vivo e tutte tonde, le fatiche di Ercole". La destinazione delle statue, che il Vasari non specifica, é chiarita da un disegno del Cooper Hewitt Museum di New York, riferibile al De Rossi e raffigurante una fontana ornata dai gruppi scultorei delle dodici fatiche. La presenza di putti che cavalcano capricorni indicherebbe la commissione dell'opera da parte di Cosimo I . A ulteriore conferma di questa ipotesi é un altro disegno raffigurante "Ercole che discende all'Ade", sul retro del quale si trovano alcune righe di mano dell'artista, destinate a Vincenzo Borghini:"Questo è il disegno che sua Al.za S.ma mi á ordinato pelle istorie sotto li Hercoli che sieno di bronzo. V.S. ne dica il suo parere quanto alla tavola". Heikamp riconosce in questo disegno lo studio per un bassorilievo della fontana. Il progetto non fu mai realizzato, ma il De' Rossi lavoró ai gruppi delle "Fatiche di Ercole" fino al 1587. Il problema della datazione dei vari gruppi é complesso e strettamente legato a quello dell'autografia:nel marzo del 1563, come risulta da una lettura del De' Rossi a Cosimo, egli aveva una stanza nell'Opera del Duomo, già studio del Bandinelli, e lavorava a quattro sculture. Come si desume da un documento pubblicato recentemente il 2 marzo 1566 "L'Ercole e Caco" risulta essere già terminato, Nel 1584 infine il Borghini cita nel "Riposo" sette gruppi terminati e cioé:"quando ammazza Cacco, quando scoppia Anteo, quando uccide il centauro, quando gitta Diomede a' cavalli, che il divorino, quando porta il porco vivo in spalla, quando aiuta Atlante a reggere il cielo, e quando vince la Reina dell'Amazone";il che significa tutte le sculture oggi nel Salone dei Cinquecento con l'aggiunta di quell'"Ercole che sorregge il globo", trasferito al tempo di Cosimo III nel giardino antistante la villa del Poggio Imperiale. Quanto all'autografia, una certa discontinuitá nella qualitá stilistica dei vari gruppi, ha indotto la critica ad assegnare al De' Rossi soltanto i due gruppi citati dal Vasari con l'aggiunta di "Ercole che scoppia Anteo" e di "Ercole che sorregge il globo" , e a limitare invece il suo intervento negli altri tre gruppi, ritenuti per la maggior parte da aiuti o comunque da artisti, non lontani dall'ambito del Giambologna. Grazie ai documenti pubblicati invece, tutte e sette le fatiche sono da restituire al De Rossi. Alla morte di Vincenzo De' Rossi le sette statue terminate erano rimaste nelle stanze dell'Opera del Duomo;da lì furono spostate nel 1592 per volere di Ferdinando I e destinate al Salone dei Cinquecento dove si stavano ultimando i lavori in vista dei festeggiamenti per il battesimo di Cosimo II. A questa data figurano i pagamenti per la muratura di otto basamenti, sette dei quali si riferivano alle statue del De' Rossi , ed una ad una scultura non identificata dell'Ammannati, forse da intendersi come il "Cosimo I" di Vincenzo Danti, ora la Bargello. Le statue rimasero nel Salone fino al tempo di Firenze capitale ; nel 1865 furono spostate al Bargello dove rimasero fino al 1884. Di recente Heikamp, basandosi su una descrizione inedita della sala fatta da Giovanni Cinelli alla fine del Seicento con l'esatta segnalazione dell'originaria posizione delle sculture lungo le pareti, ha potuto ricostruire,nei limiti del possibile, l'assetto originario del ciclo che assume, insieme agli affreschi delle pareti, i pannelli del soffitto, e l'Udienza, un significato squisitamente etico-politico. La figura di Ercole, come ad esempio di "fortitudo" e di "virtus", fu adottata a Firenze fin dal Trecento e ripresa dai Medici come simbolo del loro governo

Photo and Text Credits: catalogo.beniculturali.it

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