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Distruzione dell'ordine dei Templari

Museo di Palazzo Vecchio

Autore: Andrea Di Cione Detto Andrea Orcagna
Tipologia: dipinto
Sala: saletta, parete sul Cortile di Michelozzo, a destra della finestra

Descrizione

L'affresco oggi conservato in Palazzo Vecchio si trovava in origine su una parete di un cortile nel carcere fiorentino delle Stinche. Quando, intorno al 1834, l'edificio fu acquistato da un privato e venne in gran parte demolito fu segnalata la presenza di un affresco di scuola giottesca giudicato degno di essere conservato. Il tabernacolo fu quindi inglobato in una nuova costruzione poi destinata a cinema-teatro. Nel 1964 l'affresco, staccato e restaurato, fu donato dall'avvocato Castellani al Comune di Firenze: vi è infatti raffigurata una delle prime vedute di Palazzo Vecchio. L'edificio e' raffigurato al centro del dipinto secondo l'assetto in cui si presentava durante il periodo compreso tra il 1323, anno in cui fu iniziata la costruzione dell'"Aringhiera" e il 1349,anno in cui furono demolite le antiporte: l'"Aringhiera" è gia' visibile nel dipinto e le antiporte sono ancora a difesa delle porte di accesso al palazzo. Queste due date possono dunque essere prese come termini 'post' ed 'ante quem' per la realizzazione dell'affresco il cui soggetto fu a lungo messo in riferimento all'avvenimento storico della cacciata da Firenze del Duca di Atene che aveva retto la signoria fiorentina per undici mesi, dall'8 settembre 1342 al 26 luglio 1343, festa di Sant'Anna. L'affresco staccato, restaurato e collocato in Palazzo Vecchio, assunse quindi un significato politico "di passione contro ogni forma di dittatura e di ottocentesca retorica risorgimentale" . Il gruppo di cavalieri sulla sinistra del dipinto era stato infatti sempre identificato con le milizie della Repubblica fiorentina alle quali S. Anna, da quel 26 luglio 1343 molto venerata a Firenze, restituisce il potere simboleggiato dai vessilli con le insegne di Firenze repubblicana dopo il periodo di tirannia del Duca di Atene, Gualtieri conte di Brienne, da identificare nella figura in abiti contemporanei ritratta in primo piano sulla sinistra dell'affresco da Lensi Orlandi che gia' nella monografia su Palazzo Vecchio del 1975 aveva avanzato la possibilita' di spiegare la scena in chiave esoterica. Recentemente lo studioso ha pubblicato sull'argomento un'interessante libriccino in cui tenta l'esegesi dell'affresco che dovra' dunque essere letto come la distruzione dell' "Ordine del Tempio" che, accusato dei piu' turpi delitti, si allontana con i misteriosi simboli. Il gentiluomo vestito alla moda sulla sinistra dell'affresco fugge portando via il "Bafometto", mostruoso ed ermetico idolo dei templari che ha la testa umana, corpo di aquila e zampe di leone, cui spesso si fa allusione nella letteratura sull'"Ordine del Tempio". L'angelo barbuto dipinto in alto sulla destra "con la testa di chi condanno' i templari esprime la potenza giudicatrice della chiesa che s'abbatte sul templare fuggiasco che abbandona il grandioso trono dell'Ordine annientato" . La rappresentazione del Palazzo della Signoria, inoltre,non allude soltanto alla citta' di Firenze, ma ha valore universale e si riferisce alla societa' umana civilmente organizzata e fortificata che, persa la protezione dell'Ordine templare, viene affidata dalla Vergine ad un altro ordine cavalleresco, quello dei Cavalieri del Tau rappresentati dal gruppo di soldati in cotta bianca sulla sinistra dell'affresco. Il dipinto, data la sua impostazione universale, era incorniciato da una fascia perimetrale con i segni zodiacali, oggi quasi completamente scomparsa. L'ermetica rappresentazione fu dunque volutamente realizzata a futura memoria in un ambiente del carcere delle Stinche dove i templari fiorentini furono imprigionati e torturati prima di essere interrogati dall'inquisizione nella chiesa di Sant'Egidio. Il pittore che coraggiosamente dipinse la scena non e' ovviamente documentato, ma la letteratura artistica piu' recente pur mantenendo la tradizionale lettura iconografica, lo ha indicato in Andrea Orcagna, qui' agli esordi della sua arte

Photo and Text Credits: catalogo.beniculturali.it

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