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Dipinto (ciclo)

Museo di Palazzo Vecchio

Autore: Giorgio Vasari
Tipologia: dipinto
Sala: Cortile di Michelozzo

Descrizione

Nel 1565, in occasione delle nozze di Francesco de' Medici con Giovanna d'Austria, il Vasari fu incaricato da Cosimo di curare la preparazione degli addobbi e degli apparati effimeri che dovevano segnare il percorso del corteo imperiale dalla porta a Prato fino alla residenza ducale. Nel quadro di queste celebrazioni rientra anche la decorazione del primo cortile di Palazzo Vecchio, nel quale, intorno alla meta' del '400 era intervenuto Michelozzo; esso infatti presentava una cupa decorazione a graffiti e gigli d'oro e una semplicita' quattrocentesca che lo rendeva "oscuro e disastroso" , inadatto a fare da cornice al magnifico avvenimento. Il Vasari, affiancato da diversi collaboratori, nell'arco di pochi mesi, dal gennaio al dicembre 1565, cambio' l'aspetto del loggiato del cortile arricchendone le colonne di preziosi e raffinati stucchi dorati e le pareti di grottesche e di vedute di citta' tedesche. Un suo iniziale progetto prevedeva per la verita' l'intervento anche sulle pareti corrispondenti ai piani superiori - come ci viene documentato da un disegno, pubblicato dal Pillsbury - con la decorazione delle finestre con mostre timpanate e degli spazi fra di esse con nicchie arricchite di statue sia dipinte che scolpite. L'idea non fu attuata per la ristrettezza dei tempi, ma probabilmente anche per la precisa volonta' di Cosimo che non volle alterare troppo l'opera di Michelozzo, architetto legatissimo a Cosimo il Vecchio e progettista del palazzo di famiglia in via Larga. Il programma iconografico del cortile, fornito da Vincenzo Borghini che in questa occasione fu in costante rapporto epistolare con il Vasari, lo conosciamo anche dalle descrizioni dei contemporanei (Mellini Cini). Sul fregio sopra gli archi, oggi quasi completamente illeggibile, furono dipinte panoplie ed imprese medicee e sui capitelli furono sistemati dei putti in stucco che sorreggevano dei festoni, oggi scomparsi, ma visibili nel disegno di cui sopra. I capitelli michelozziani furono quasi completamente rudecorati con mascheroni e dorature e le colonne vennero rivestite di stucchi con motivi vegetali, allegorici, mitologici, opera di Leonardo Ricciarelli, Pietro Paolo Minzocchi da Forli', Lorenzo Marignolli e Santi Buglioni. Gli artisti che operarono nel cortile furono numerosi data la grandiosita' dell'opera e la ristrettezza dei tempi. Dal Mellini sappiamo che alla decorazione a grottesca lavorarono Marco da Faenza e Stefano Veltroni, ma probabilmente i due artisti furono affiancati da collaboratori gia' operanti nel salone dei Cinquecento come si deduce da una lettera in data 17 giugno 1565,scritta al Borghini dal Vasari, nella quale si afferma "La sala il palco si fini'. Son tutti nel cortile". Tra questi artisti il Cecchi ricorda anche Orazio Porta da Monte Sansavino. La mancanza di adeguati confronti con opere sicure di analogo soggetto di Stefano Veltroni e Orazio Porta e il cattivo stato di conservazione della decorazione lacunosa e pesantemente ridipinta che rende difficile anche l'individuazione dell'intervento di Marco da Faenza, non ci permette di fare una sicura distinzione delle mani. Un cauto tentativo di analisi stilistica e la conferma offerta dalla suddetta lettera del Vasari, ci inducono a considerare molto probabile la presenza del giovane Poppi nella decorazione a grottesca del cortile: il confronto con la volta dello studiolo di Francesco I permette di riconoscere molto cautamente in alcune grottesche la pennellata, il fare brioso e il movimento delle figure del Morandini, che tuttavia nel cortile non ha ancora acquisito quella scioltezza che caratterizza la volta dello studiolo di cinque anni piu' tarda. Dalle descrizioni cinquecentesche, piu' che dalle possibilita' di lettura diretta, sappiamo che gli ovali delle lunette raffiguravano i fasti di Cosimo con i rispettivi motti. Il Mellini swcrive che ognuno di essi rappresentava il soggetto del "rovescio d'una delle medaglie con fasti e imprese di Cosimo dei Medici coniate da Pietro Paolo Galeotti, negli anni dal 1561 al 1567. Secondo la Langedijk invece la scelta delle imprese risale direttamente al Borghini e fu fatta proprio in occasione della decorazione del cortile in un contesto molto adatto a contenere l'esaltazione di Cosimo come perfetto principe. Sulle pareti del loggiato, pittori specialisti nel genere, venuti dall'Italia settentrionale, Bastiano Veronese, Giovanni Lombardi, Cesare Baglioni e Turino da Piemonte, eseguirono le vedute delle citta' imperiali, con l'intento di rendere omaggio all'augusta sposa Giovanna d'Austria: a questo proposito gia' dagli inizi del 1565 si erano richieste le vedute di tali citta' all'ambasciatore toscano a Vienna, Ricasoli

Photo and Text Credits: catalogo.beniculturali.it

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