Lingue

Psiche

Galleria d'Arte Moderna

Autore: Pietro Tenerani
Tipologia: statua
Sala: sala 1

Descrizione

l'opera appartiene per la sua bellezza e la sua storia ad uno dei momenti significativi non solo della produzione del Tenerani, ma anche della critica romantica. Notissime le pagine vibranti del Giordani che si esaltava di fronte alla Psiche e colloquiava con lei, quali fosse "creatura vera e non simulacro". La ricordava poi modellata dal Tenerani, "a lume notturno" e nell'"amoroso ricercare della raspa". La scultura è spesso citata come "prima", in quanto traduzione in marmo del primitivo modello in gesso. Questo, oggi al Museo di Roma, venne eseguito come secondo saggio di pensionato nel 1816 o nel 1817 . Modellato nello studio di Via del Babuino, determinò subito un grande interesse intorno al giovane Tenerani. Venne subito scelto per l'acquisto della esecuzione in marmo da un amico romano di Carlotta Medici Lenzoni, un certo Minucci, al quale la nobildonna si era rivolta affinchè le trovasse una statua antica da porre nel suo palazzo di Piazza Santa Croce a Firenze. L'opera fu la base per altre note repliche. Quella del Principe Metterniche, che desiderò acquistare la statua, ma che ottenne solo dopo la già promessa traduzione marmorea per la Marchesa Medici Lenzoni. Seguirono poi le copie per il banchiere Labouchère, poi divenuto Lord Ashburton, per il Principe Esterhazy e quella per Lord Thorvendson . L'artista modellò una variante della Psiche per il Generale Agostino Bertin de Veaux ed una "Psiche svenuta", della quale si ricordano dodici repliche. I modelli originali della "Psiche abbandonata" sono conservati a Roma , mentre un altro gesso è nelle raccolte comunali milanesi. Il Raggi parla anche di una forma , tratta dal marmo per la Medici Lenzoni; inviato il gesso a Carrara nel luglio 1819, fece esprimere lodi ai professori dell'Accademia tanto da nominare il giovane studente socio onorario. La statua per Carlotta Medici Lenzoni, fu ammirata dai frequentatori della sua casa, personaggi del periodo romantico quali il Niccolini, il Bartolini, il Colletta, il Leopardi. Questi dovevano passare da un atrio, dove in una specie di abside era collocato il marmo, illuminato di giorno da una finestra e di notte da un lume sospeso. La Marchesa destinò che alla sua morte il "ritratto del Tenerani", eseguito dall'Obici, e l'erma raffigurante "Francesco Forti", modellata dal Tenerani stesso, passassero alle Gallerie insieme alla "Psiche"; ma per questa opera stabilì che fosse consegnata solo dopo l'estinzione del ramo maschile della propria famiglia. Pur non volendo smembrare la donazione delle opere che ricordavano la sua amicizia e ammirazione per il Tenerani, evidentemente era consapevole del particolare valore che rivestiva la "Psiche abbandonata" nell'ambito della cultura artistica italiana e non ne volle privare immediatamente la sua famiglia per il lustro che ne poteva derivare

Photo and Text Credits: catalogo.beniculturali.it

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