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Nello alla tomba di Pia

Galleria d'Arte Moderna

Autore: Enrico Pollastrini
Tipologia: dipinto
Sala: sala 3

Descrizione

Leopoldo II desideroso di pubblicizzare la sua politica di bonifica della Maremma, fu il committente di questa opera eseguita nel 1851 ed acquistata per 300 zecchini. L'interesse per la figura di Pia determinò il soggetto, ammirato dallo Scartabelli (1852), perchè "tema di casa nostra ... nato da nazionale sentimento". In particolare la fonte ispiratrice non è Dante, ma la novella storica in ottave composta con suggstioni letterarie anche di Shakespeare ed Ariosto e pubblicata per la prima volta a Firenze da Bartolomeo Sestini nel 1825. Divenuta subito popolarissima, fu ristampata più volte, mentre alla romantica figura di Pia veniva anche dedicata la composizione di Donizzetti (libretto di Cammarano) andata in scena alla Pergola di Firenze nel 1842 (Gazzetta di Firenze, n. 33, 17.III.1842). In particolare la scena del quadro illustra visivamente l'ottava LVII, c. III, come osservavano già i primi critici del dipinto. Questo, esposto dal 13 al 18 gennaio del 1852 nello studio del pittore, fu poi collocato nel Palazzo della Crocetta. Da qui venne trasferito alla R. Accademia di Belle Arti e infine a Pitti, dove fu relegato in un magazzino fino al 1970, quando la risistemazione della galleria coincise con il recupero critico del periodo romantico al quale l'opera pienamente appartiene. Leopoldo II aveva già richiesto il tema della Pia de' Tolomei anche in scultura avendone affidato l'incarico nel 1848 a Pio Fedi ("Cultura Neoclassica e Romantica", Firenze 1972, pp. 74-75, n. 12). Il Pollatrini dedicò molti studi per la composizione del quadro. Si ricorda che fu in Maremma al seguito del Granduca per trarre ispisrazione ed al Museo Civico di Livorno esistono varie sue lettere inviate al padre che si soffermano su questo argomento, in particolare nella missiva del 19 giugno 1846. Numerosi disegni preparatori attestano esercizi compositivi relativi alla figura del becchino, di Nello, delle gambe di questo (Durbè 1976). Riccardo Carnielo ne esponeva uno studio preparatorio alla mostra della Società di Belle Arti di Firenze nel 1910. Il dipinto venne accolto con interesse ed estusiasmo; le critiche negative erano solo parziali e tali da non contaminare l'effetto generale riuscito. Lo Scartabelli, ammirava la figura del becchino, piena di "verità", mentre trovava eccessivamente teatrale il modo di presentare Nello. Il Pollastrini mostra di essersi bene impadronito degli elementi necessari per la riuscita di un soggetto romantico d'intonazione purista; articola l'insieme destreggiandosi con il tema di base storico e letterario, descrivendo la passione, il dubbio, il triste luogo del cimitero, i contrasti di sentimenti e di forme. La figura idealizzata e composta di Pia si stacca ad esempio dall'inquieto, movimentato corpo di Nello proteso verso la fossa. L'atmosfera nebbiosa e l'ambiente triste del cimitero condotto con effetti di rovinismo, avvolgono i paesaggi disposti singolarmente o a gruppo come nei luoghi deputati di una scena teatrale. Una copia del dipinto, attribuita a Domenico Menitoni ed oggi in collezione privata è stata esposta durante la mostra "Romanticismo storico", in occasione della quale è stato precisato il successo nell'Ottocento del tema della Pia de' Tolomei (cat. 1973, p. 333, n. 30; cfr. pp. 45-47). Già nel 1840 tuttavia veniva esposta al consueto appuntamento autunnale dell'Accademia un olio di Luigi Biagi rappresentante appunto una "Pia de' Tolomei morta e deosta nella fossa alla presenza del ravveduto consorte" (Gazzetta di Firenze, n. 122, 10.X.1840)

Photo and Text Credits: catalogo.beniculturali.it

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