Lingue

Foresta con accampamento di zingari

Galleria d'Arte Moderna

Autore: Giuseppe Palizzi
Tipologia: dipinto
Sala: sala 9

Descrizione

Il quadro fu acquistato nel 1888 dal commendator Vittorio Vecchi al prezzo di L. 2250 per l'Accademia da dove è poi passato alla Galleria d'Arte Moderna di Palazzo Pitti; se corrisponde veramente (come ha ipotizzato la Mezzetti, seguita poi dal resto della critica) all'"Interieur de foret" che il giovane Palizzi, giunto a Parigi da appena un anno, esposta al Salon del 1845 restano per ora ignote le vicende che hanno portato il quadro dalla Francia in Italia. Quest'opera di Giuseppe Palizzi è stata ampiamente discussa in un lungo saggio del 1955 da A. Mezzetti che vi ritrova "una piena adesione alla pittura del gruppo di Barbizon ed in particolare a quella del suo caposcuola Théodore Rousseau, il quale dovette impressionare il giovane Palizzi specialmente con le opere più grandiose e scabre del suo periodo giovanile (quali l'Allèe des Charaigniers, 1834, Louvre) improntate appunto ad un compatto senso di massa che non fu forse senza conseguenze anche sull'orientamento del giovane Courbet". Il giudizio della Mezzetti è stato poi seguito dagli altri critici che hanno però frainteso l'allusione a Courbet, trasformando l'ipotetica influenza di Rousseau su Courbet in un improbabile rapporto Palizzi-Courbet, ed hanno ampliato inopportunamente i riferimenti alla pittura francese citando addirittura Corot. I rapporti con il gruppo di Barbizon erano stati chiaramente individuati dalla Mezzetti, (che probabilmente potè esaminare il quadro in condizioni migliori delle attuali), "nella monumentalità compatta delle masse arboree, nell'intonazione bassa e cupa con prevalenza di verde cipresso, terre bruciate e bitumi, nella pennellata libera e densa, ma minuta ed insistente". La prospettiva prevalentemente francese basata sul precedente di Courbet, che guidava negli anni Cinquanta il recupero dell'Ottocento italiano, costituiva forse un ostacolo per indicare possibili legami tra questo quadro e la cultura figurativa napoletana; e non soltanto, rimanendo in epoca ottocentesca, con Salvatore Pergola, a cui la Mezzetti alludeva giustamente per i toni foschi ed accesi, limitando però il riferimento alle opere prcedenti il trasferimento a Parigi; ma anche, considerando soprattutto la scena bivacco alla quale il paesaggio costituisce ampia cornice, una persistenza della tradizione napoletana di Micco Spadaro, che univa ad un caravaggismo di maniera negli sbattimenti di luce, l'interesse per scene popolari

Photo and Text Credits: catalogo.beniculturali.it

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