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Dante e dieci episodi della Divina Commedia

Galleria d'Arte Moderna

Autore: Von Vogel Volgelstein Carl Christian
Tipologia: dipinto
Sala: sala 3

Descrizione

Vogel giunse a Firenze incaricato di preparare le incisioni di ritratti di illustri personaggi viventi per la collezione di stampe di Dresda (Giornale del Commercio, n. 44, 2 novembre 1842). Pre la complessa composizione ispirata alla Divina Commedia partì proprio dallo studio del ritratto di Dante copiato dalla Cappella del Palazzo Pretorio (Cons. IX, 1842-1843, 7) e probabilmente si documentò anche su sull'interpretazione data dallo Schelling su Dante pubblicata sul Kritischen Journal der Philosophie (1802-1803, pp. 35-40) e dal Vogel posseduta in una personale trascrizione. L'opera fa inoltre parte di una complessa trilogia ispirata all'Eneide di Virgilio, alla Divina Commedia di Dante ed al Faust di Goethe. L'impostazione filosofica e moraleggiante voleva fare meditare,grazie all'autorità letteraria dei testi, alla possibilità di sublimazione dell'anima umana. Con l'Eneide si desiderava narrare ciò che, "per la ragione umana poteva dirsi degli antichi per illuminare l'Umanità". Con la Divina Commedia quello "per la rivelazione poteva aggiungere a sua guida e conforto". Infine con il Faust "ciò che per il vizio per se stesso può dare d'istruzione e di ribrezzo per non lasciarvisi invescare. E finalmente quale sia la sua fine". In particolare si cura una rispondenza puntuale per contrasto tra le scene tratte dal Faust e dalla Divina Commedia. Il dipinto fu spedito a Firenze da Roma nel 1844 per una mostra, dove venne acquistato dal Granduca insieme ad altri due quadri: "Dante" e "Prigioniera cristiana". Il Giuliani (1844) nel commentare l'opera del Vogel, la cui struttura architettonica ritiene ispirata dalla facciata tricuspiale del Duomo di Orvieto, sottolinea nella rappresentazione della figura del Papa e in quella dell'Imperatore ai lati della croce, il momento politico e le cause che furono alle origini del "divino poema", alludendo inoltre ad un'alleanza tra potere politico e religioso. Vogel in questo dipinto dà prova di un'ortodossa adesione ai principi della pittura neomedievale, sia nei riferimenti stilistici, sia nella scelta per il soggetto di un grande poema, carico di significati spirituali e dunque adatto ad una lettura filosofica e moraleggiante. Sia il recensore delle "Arti del Disegno", che il Volkmann (1897) ricordano un bozzetto preparatorio al quadro. L'opera della Galleria, dopo essere stata collocata in Palazzo Pitti, venne trasferita nel Palazzo della Crocetta (1851), quindi all'Accademia di Belle Arti, poi Galleria d'arte antica e moderna. In seguito fu depositata all'Accademia della Crusca, per poi passare nel 1924 negli uffici del Genio Civile di Firenze. Dal 1971 è stata riacquistata per la Galleria d'Arte Moderna di Palazzo Pitti

Photo and Text Credits: catalogo.beniculturali.it

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